2E su Youtube

 

 

Abbiamo aperto un canale Youtube : 2E
Quando ci sarà possibile inseriremo video di dubbio gusto,seri,ironici, quindi se vi va di seguirci iscrivetevi al canale e se i video vi piaceranno condivideteli.
Buona visione,per i pop corn ci stiamo attrezzando. Grazie E+E

Cattivi propositi per l’anno nuovo.

  • intensificare la relazione con feltrinelli ed amazon accumulando libri che farò spolverare a qualcun altro.
  • recuperare nel freezer le cotolette di soia,scongelarle e darle ai piccioni.
  • rispondere “sì” per poi andarmene a chi mi chiede se ho una sigaretta.
  • celebrare la pigrizia sempre e comunque (e dovunque).
  • perfezionare tecniche subdole per ottenere favori.
  • continuare a schiavizzare il fidanzato usandolo come scaldotto,cuscino,massaggiatore,porta borse,prendi cose,sposta cose,fai cose. (nel caso tu leggessi,ti amo tanto).
  • chiudere fuori in balcone madre e padre a turno,per vendicarmi di quando loro chiudono fuori me.
  • farsi del male con la cioccolata e le schifocose senza rimorsi.
  • continuare a detestare le persone che detesto.
  • fare finta di ascoltare chi mi parla superati i 30 secondi.
  • continuare a spaccare le caviglie delle persone che non si spostano.
  • fare il dito medio a chi mi squadra.
  • rispondere “per pigrizia” agli sconosciuti che mi chiedono come sono finita in carrozzina.
  • fregarsene dei buoni propositi che tanto li riciclo dal 1979.

 

 

 

cattivi propositi

Lettera aperta a Babbo Natale.

Caro Babbo Natale

è la prima volta che ti scrivo.Tu non mi conosci,ma le tue renne forse sì perchè credo mi abbiano cagato addosso parecchi anni fa,mentre sorvolavate il giardino di casa mia il 24 notte.Non ho altre spiegazioni,perchè quello fu davvero un Natale di merda.Da allora,infatti,per precauzione passo la notte della vigilia barricata in casa.Tu non mi conosci caro Babbo e lo so da quando,abbinando il terribile gusto dei regali ricevuti all’inesistente senso estetico dei pacchetti confezionati male,ho scoperto che avevi assunto i miei genitori.Lo capisco,siamo in tanti su questo pianeta ed è per questo che non ti serbo rancore.Volevo dirti però,che i miei genitori devono essersi licenziati subito dopo l’amara scoperta.Te lo faccio presente nel caso avessero continuato a percepire il “fondo regali” che presumo tu metta ancora a disposizione per ogni bambino.Fondo che nel mio caso doveva essere davvero esiguo.

Caro Babbo,ho smesso di essere una bambina a tempo pieno,ma conservo ancora il buono di quegli anni e questo buono è come un paio di occhiali che una volta indossati mi permettono di tornare a vedere tutto in un altro modo,un modo bellissimo.Tranne le cimici.Quando avevo il cuore miope per la troppa sofferenza è lì che ho posato gli occhiali ed ho trovato qualche colore anche tra gli scarabocchi neri che i dottori facevano sui tanti fogli che andavano ad ingrassare la mia cartella clinica.La mia cartella clinica oggi è obesa.

Devo confessarti però,caro Babbo,che per vedere i colori,quelli belli anche nella cacca delle tue renne,ci ho messo tanto.E l’odore di cacca mi resterà per sempre addosso,che non so cosa mangino ‘ste renne,ma il resto,quello solido,l’ho usato per concimare i pensieri brutti che ora sono fioriti.Magari non proprio tutti,qualcuno è diventato un cactus.

Ad ogni modo,caro Babbino Natale a cui non serbo rancore,sappi che ho sempre tifato per te anche quando i miei compagni di asilo dicevano che i doni li avrebbe portati Gesù Bambino.Io dicevo loro che non era possibile,che un bambino mica può portare tutti quei pacchi,ma Alessio all’epoca mi disse che forse Gesù si faceva aiutare dai Re Magi che erano ricchi e si erano comprati mille cammelli.Ecco.Di sicuro avrebbero trovato il modo di cagarmi addosso anche loro.

Ma torniamo a noi mio caro Babbo,prima che i cinesi ti clonino vorrei tanto tu mi facessi un regalo.Che se per una volta potessi ricevere quello che voglio realmente,te ne sarei immensamente grata.

Caro Babbo vorrei poter vivere in un mondo senza barriere architettoniche,un mondo dove gli omini che si occupano di accessibilità capiscano prima cosa voglia dire disabilità e non giochino a tetris con rampe e gradini.Che mettano ascensori dove servono e pure dove non servono che poi magari va a finire che servono.Che facciano in modo di rendere fruibili a tutti anche i mezzi pubblici e se ci scappa pure le spiagge,che persino gli ombrelloni stanno quasi in riva al mare e noi in carrozzina invece,come pedine di dama,affondiamo nella sabbia e di salato ci restano le lacrime.Che rendessero sicuri i marciapiedi,come quelli vicino Macy’s,belli larghi,in piano e luccicanti,invece di farci crescere gli alberi in mezzo,metterci pali,bidoni,dimenticandosi poi discese e salite,che ogni volta che esco di casa mi sembra di stare in un videogioco impostato su very hard e di vita ne ho una sola.

E poi caro Babbo,un favore lo chiedo alle tue renne che in fondo me lo devono.Glassate di cacca le macchine di quelli che occupano i parcheggi a noi riservati,pure quelle che sostano davanti alle rampe. “Sono qui da solo 5 minuti” dicono sempre i bipedi (funzionanti) automobilisti,ma io a rigargli la macchina ci metterei meno.

In ultimo caro Babbo,magari in combo con la Befana che potrebbe portare loro dell’antrace nascosta nel carbone,ricorda al nostro caro Governo di sarti e sartine,che i continui tagli sulla sanità ci stanno rendendo sempre meno “pazienti” e la salute,quando manca,non si dovrebbe comprare.

So di averti chiesto troppo caro Babbo,più che un dono un miracolo e forse dovrei scrivere a Gesù bambino,ma Alessio disse all’epoca che Gesù mica sa leggere,parlare e neppure scrivere,altrimenti avrebbe fatto sapere ai Re Magi che preferiva altri regali,quindi sarebbe stata la Madonna ad occuparsi delle nostre letterine che poi avrebbe passato a Dio che ci avrebbe comprato i regali nel negozio degli angeli e li avrebbe posati nei sacchi da mettere sui mille cammelli dei Re Magi.Mi fido più delle poste italiane che della storia di Alessio,ad ogni modo chiedo a te questo regalo,ti affido le mie speranze.Torno ad indossare gli occhiali.Tu non parcheggiare la slitta nei posti riservati,mi raccomando.

 

 

Buone Natale cari viandanti della rete,buon Natale a voi,ai vostri cari,ai piccini e pelosetti.Buon Natale ai ricordi,al posto in tavola vuoto,a quello occupato nel cuore.Buon Natale a chi decide ogni giorno di fare la differenza,per sé o per gli altri.Buon Natale alle favole,alla magia,ai camini accesi e alle pance piene.Buon Natale anche quelle vuote che sempre si nutrono di speranza.Buon Natale al cielo,alla terra,alla musica e ai libri.Alle cimici no.

Buon Natale a te.

dear santa

2 8bre.

Questa mattina, all’uscita dall’ospedale una folata di vento ha portato un profumo nell’aria che mi ha investito scardinando qualche porta chiusa su ricordi difficili e in un istante era Agosto 2007, il giovane chirurgo parato davanti a me a bordo letto, con l’esito della Tac in mano, in evidente disagio mi stava comunicando che una massa sospetta premeva su una vertebra della colonna. Dovevo essere operata d’urgenza. Solo l’operazione avrebbe reso possibile capire nello specifico con cosa avrei dovuto fare i conti in seguito.Il tono della sua voce era controllato, quasi rassicurante, ma con il sorriso incerto di chi non sarebbe mai riuscito ad assolvere con freddezza quell’ingrata parte del suo mestiere che lo vedeva ambasciatore per conto di uno stronzo destino, forse tentava di scusarsi in silenzio per un disegno più grande di lui, contro cui a volte non poteva nulla. Comunque l’aveva chiamata “massa”. Non avevo ancora capito. Collegato.

Stavo male, zoppicavo e soffrivo di dolori atroci che mi portavano all’esasperazione. La vacanza a Gatteo era finita con un lungo ritorno in treno tra lacrime ed antidolorifici, poi la corsa al pronto soccorso e l’inizio della fine di un capitolo felice.

Un semplice profumo e sono sparite le strisce pedonali, i passanti, gli edifici, il cielo grigio di Lambrate. Ho dovuto fare appello a tutta la mia forza per costringermi a ritornare lucida. Mi sono sforzata di guardarmi attorno, poi giù verso le gambe concentrandomi sulla sensazione di freddo che provo quando uso i corrimano per spingermi sulla carrozzina. Ero di nuovo qualcosa di fisico e presente. Oggi è il 2 Ottobre, sono paraplegica, malata oncologica, non ho più casa mia, la macchina, il vecchio lavoro, le vecchie amicizie, Simone e neppure più Yago, il mio pastore tedesco. 2 Ottobre. Fa freddo, mi nascondo dentro un cappotto verde che mi fa sembrare una liceale e una vecchina mi ha appena chiesto se sto aspettando il taxi. Le rispondo di no mentre vedo mio padre arrivare in macchina.

Praticamente ho avuto un attimo di rincoglionimento alla Ally McBeal.

Mi stacco il cerotto che ho sul braccio sinistro guardandomi allo specchio per capire dov’è stata eseguita di preciso l’iniezione. L’oncologa non è contenta di vedere le mie braccia tatuate, non approva, ed io spero che mi abbia bucato in una zona libera dall’inchiostro. Che non abbia deturpato la “tela” di cui vado fiera. Dopo aver passato anni a subire operazioni devastanti, dopo aver visto il mio corpo cambiare sotto l’effetto di farmaci (non chemioterapici) che per un periodo mi hanno reso quasi calva, di cortisone preso in dosi massicce dove sono raddoppiata di peso e dopo aver dovuto cambiare punto di vista abbassando la mia visuale dal metro e sessanta ad altezza bimbo perché ora mi tocca stare seduta, beh.. fanculo tutti. Dopo aver fatto da cavia da laboratorio, prestando il mio corpo alla scienza e alla sfiga, credo di avere tutto il diritto di “dipingerlo” di inchiostro o forarlo con dei piercing. Questo tipo di dolore l’ho cercato e voluto io. Il resto no. Il resto proprio no.

E’ il 2 Ottobre. Fa freddo, mi nascondo dentro un cappottino verde che mi fa sembrare una liceale, sono paraplegica, malata oncologica, ho in programma di tornare a vivere per i fatti miei, ho ri-preso la patente speciale, coltivato nuove amicizie, ho un compagno che non si chiama Simone e non vedo l’ora di poter adottare due gatti.

Chirurgia emozionale

“Mettiti in discussione” suggerisce spesso la mia mente. “Taci stronza” le rispondo io.

E d’accordo con il masochismo che mi permea l’anima, decido di agire chirurgicamente per asportare i miei difetti e buttarli qui. Se li potrò leggere, rileggere, forse un giorno li troverò persino ridicoli. O faremo pace. Ma non permetterò a nessuno di usarli contro di me per farmi sentire sbagliata. Solo io posso farlo.

  • sono impulsiva (l’ho scritto di getto)
  • non so chiedere aiuto (sono più da problem solving altrui e stoica self service)
  • sono gelosa (non in maniera patologica come qualcuno si ostina a dire/riferire)
  • sono possessiva (in maniera patologica)
  • sono pigra (infatti non so se finirò questo post)
  • sono incostante (infatti non so se farò davvero quello che ho scritto sopra)
  • sono sfuggente (come un visualizza e non risponde)
  • sono fragile (ma non posso permettermi di esserlo)
  • sono introversa/estroversa (…) (bipolare)
  • sono intollerante (e soffro di reflusso gastrico emotivo se non mi sfogo con regolarità)
  • sono insicura (ne sono sicura)
  • sono impaziente (datti una mossa a leggere)
  • sono contraddittoria (con coerenza aggiungerei)
  • sono permalosa (chi io? Come oso!?)
  • non ho filtri (però ho un linguaggio molto colorito, saturo)
  • sono pessimista (è una precauzione che adotto con facile entusiasmo tra l’altro)
  • sono orgogliosa (ci ho messo 27 minuti ad ammetterlo)
  • sono testarda (più di un mulo, tipo due)
  • sono diffidente (la diffidenza è il livello super sayan del pessimismo)
  • sono disordinata (ma il karma vuole che io sia brava a ritrovare le cose che perdono gli altri)
  • sono chissà quali altre cose che ora non mi vengono in mente.

Mi è stato detto che sono egoista, sporca dentro, falsa, psicopatica, indegna, calcolatrice, bambina, vittima, stupida, troia, posseduta, brutta, che valgo zero, plagiatrice, manipolatrice.

Queste ultime righe le ho scritte solo per me, per ricordarmi chi e cosa non sono. Non sarò mai come la rabbia di qualcuno vuole vedermi. Mai.

difetto

La mia parte intollerante.

Tutti noi siamo portatori sani di “dio che nervi” verso cose che ci infastidiscono (e non lo metto il punto di domanda perché potrebbe dissentire solo Osho).

A questo proposito, voglio stilare una lista di “alcune” cose sceme che tollero a fatica o non tollero affatto, partendo da quelle che ritengo più “sopportabili” :

  • Persone che camminano battendo i talloni sul pavimento. Ora non vi chiedo di stare sulle punte come la Fracci, fare i Ninja silenziosi o i Marines che puntellando cautamente i gomiti, strisciano avanzando, ma se evitaste di far tremare il suolo ad ogni falcata, fareste cosa gradita anche ai rilevatori sismici.
  • I Pop up di Cineblog e le millemila finestre che si aprono quando si tenta di raggiungere la schermata per lo streaming selvaggio. Che poi appare la pagina del tizio che inizia a parlare per spiegarti come fare soldi facili su internet e mi tocca ordinare al maggiordomo di zittirlo.
  • Utenti Facebook che accostano frasi improbabili a selfie giornalieri ancora più improbabili. Voler giustificare una bocca a culo di gallina con una frase pescata a caso dal repertorio di Fedez è istigazione ad usare l’opzione “nascondi post” / “non seguire più” /“blocca utente”/ “inviagli un Trojan” / ”pugnala la sua bambola voodoo”.
  • Utenti Facebook (sì questo social mi regala forti emozioni) che mettono like al proprio post. Deduco che se lo hai scritto e pubblicato tu sia d’accordo con te stesso. No? No.
  • Utenti Facebook che postano frasi/riflessioni copiate da altri senza citarne la fonte, si mettono anche il like e dulcis in Findus rispondono lusingati ai complimenti di chi pensa di aver letto un contenuto “sincero”. Avete neuroni cinesi dediti al CTRL+C CTRL+V in quella testa? Ma soprattutto quella testa è la vostra?
  • Le persone che al cinema parlano (anche al cellulare) durante la visione del film. Sono spesso le stesse che ti fregano il bracciolo e la bibita. Queste persone dovrebbero essere bandite da tutte le sale, schedate e bandite previo riconoscimento dell’iride e successiva incisione a fuoco della lettera scarlatta sulla fronte.
  • I suggeritori. Quelli che mentre tu stai al telefono si intromettono ricordandoti di dire quella cosa all’interlocutore e poi quell’altra e tu sei lì diviso in due con un orecchio teso verso il cellulare, anzi con il cellulare che sta per diventare un cotton fioc premuto sull’orecchio e l’altro orecchio tappato per evitare di ascoltare il suggeritore che nel frattempo ha preso anche a seguirti ignorando il tuo labiale che scandisce chiaramente “hai rotto il cazzo,non sento,finiscila”. Ad un certo punto ti arrendi, gli molli il telefono dicendo <<Parlaci tu!!!>>. Risponderà piccato e vorrai ucciderlo.
  • Quelli che ti scrivono solo per inoltrarti una catena di merda, poi svaniscono come i calzini ingoiati in un buco nero. Per loro noi siamo solo un numero utile a cui passare la patata bollente o sfiga che dir si voglia. Tipo il vecchio “Ce l’hai”.
  • I gruppi su Whatsapp, che se hai il cellulare impostato su vibrazione è probabile lo ritroverai ad un kilometro da casa spinto dalle vibrazioni dovute al susseguirsi di messaggi degli utenti del gruppo.
  • Le persone che fanno finta di non vedermi quando mi metto in coda alla cassa con precedenza disabili e che poi si girano sorridendo facendomi segno di passare solo perché la cassiera mi ha intercettato invitando tutti a darmi la precedenza. Magari non vi sarei passata davanti perché non ho sempre fretta, ma quando fate così vi passerei direttamente sopra con la carrozzina. Vi userei come Red Carpet.
  • Chi tocca il monitor del mio pc per indicarmi qualcosa sullo schermo. Perchè dovete decorarlo con le vostre impronte digitali? Non sapete darmi le coordinate del soggetto a cui devo prestare attenzione come si fa a battaglia navale, senza ungermi il vetro in preda ad isterismi da eccitazione o incazzo folle?
  • Quelli che prendono i miei libri in malo modo sgualcendoli. Ah che colpo al cuore! Passare ore in libreria a scegliere la copia intonsa e che più si avvicina alla perfezione estetica per poi vedere che a “mio figlio” (il libro) son spuntate le orecchie come a Pinocchio nel paese dei balocchi. Che la copertina, quando non è rigida, ha già le rughe per colpa di chi ha cercato di ripiegarla sul retro del libro come fosse una rivista.. siete delle brutte persone. Mai quanto me, ma davvero brutte.
  • L’umanità.

intolleranza

90 la paura.

Qualche giorno fa ho dovuto prendere l’autobus per recarmi ad un appuntamento. La corsa che attendevo era quella della famigerata linea 90.
Salire sulla 90 è un po’ come fare Pechino Express al contrario : non devi viaggiare tra diversi Paesi assaporandone le differenti culture in quanto entri direttamente a contatto con almeno 6 distinte nazionalità dislocate su un intero autobus. Qualche fermata/tappa prevede l’eliminazione di alcuni concorrenti, subito rimpiazzati da nuovi giocatori. Vince chi ha più resistenza fisica unita a strategia di gioco, pari a quella del Tetris, che sarà utile al vostro fisico in caso di “overbooking” del mezzo.

Delle volte quella linea è così affollata che immagino l’autista girare la lancetta di un ipotetico Twister e gridare : “Mano destra su cinese!” – “Piede sinistro su italiano, se lo trovate!”.
Vince chi riesce a districarsi arrivando illeso alle porte d’uscita e varcandole. Io perderei sempre.

Ad ogni modo, dovevo recarmi ad un appuntamento e dopo un’attesa di circa 20 minuti esposti ad una temperatura pari a quella del monte Fato di Mordor, io ed il mio compagno, ormai forgiati, tanto che sulle spondine della mia carrozzina è anche apparsa una scritta in caratteri Tengwar che recitava << un antidolorifico per domarli, un antidolorifico per trovarli, un antidolorifico per ghermirli e nel buio incatenarli >>, vediamo il miraggio di un mezzo arancione fermarsi.

Ora la cosa dovrebbe svolgersi così : autista ti rianima autista scende munito di apposito bastone con gancio, tipo quelli negli armadi per prendere i capi che stanno in alto (se non lo si modifica per farcisi i selfie) – autista invita i passeggeri a spostarsi dal perimetro della pedana da azionare manualmente – autista tiene una breve lezione di geometria indicando l’area selezionata con le mani ed invita nuovamente i passeggeri a non occuparne la superficie – autista da fuoco alla superficie indicata liberandola da cose e persone – autista chiede a che fermata scenderemo – salita sull’autobus – si chiede gentilmente ai passeggeri di lasciarci passare – si ripete più volte l’azione – si da fuoco a qualcuno – ci si dirige verso il posto assegnato agli invalidi – autista invita nuovamente i passeggeri ad allontanarsi dalla superficie destinata alla chiusura della rampa – autista ripete l’accorato appello – autista darà le dimissioni entro sera – autista richiude la rampa – si parte.

Questo è quello che a grandi linee accade ogni volta che io ed il mio compagno saliamo sulla 90. Tranne quel giorno, alla cui guida di uno degli autobus c’era un tal signor “cazzomene” in divisa, che dopo essere sceso senza il bastone per estrarre la rampa, ringhiando verso i passeggeri che si sono dispersi all’istante, impugna un fazzoletto e mima sfiorando senza troppa convinzione la maniglia della pedana per poi voltarsi scazzato e dirmi << non va, non ho il gancio o aspetti la prossima corsa >> ( e qui lo fulmino tipo Lamù durante il primo giorno di mestruo ) << ..oppure ti aiuto a salire >> dice in un tono che tradotto sarebbe “basta che ti levi dalle palle”.
So bene che non si dovrebbe e forse lo sa anche il signor “cazzomene” che la manovra che intende eseguire è sinonimo di una certa responsabilità, ma accetto perché ero ormai in ritardo, così cerco di spiegare come fare ad aiutarmi. Mentre il mio compagno pare essere l’unico a cagarmi totalmente, il signor “cazzomene” sempre più scocciato continua a ribattere di voler fare a modo proprio, nasce così un ping pong di tentativi da cui ne usciamo sconfitti per sfinimento e lasciamo che a dirigere lo spostamento sia lui. Io mi aggrappo come posso alla carrozzina pregando di non aver affidato metà della stessa alle mani di un secondo Schettino. In tal caso, mea culpa. Approdo sull’autobus come una valigia nella stiva di un aereo e non facciamo in tempo a girarci per informare “cazzomene” dove saremmo scesi, che lo stesso era già sul sedile pronto a partire. Della serie : da qui in avanti non siete più un mio problema.
Purtroppo la ressa non mi ha permesso di raggiungere il posto invalidi e comunque la pulsantiera che serve anche ad indicare la richiesta di fermata non funzionava (forse non avrebbe funzionato neppure se mi fossi ancorata con la cintura di sicurezza che in genere attiva anche i comandi della pulsantiera, ma non lo sapremo mai).

Arrivata alla mia fermata, per la discesa abbiamo chiesto “l’aiuto del pubblico” e per fortuna un signore ed un ragazzo ci sono venuti in soccorso. Seguendo le mie direttive ho potuto toccare il suolo superando il grosso dislivello senza troppi sballottamenti. Sperando di non aver causato un’ernia ai soccorritori.

Questa non è una denuncia, ma un semplice racconto, un aneddoto da bar descritto con leggerezza per come è stato vissuto. In genere ho la fortuna di trovare autisti davvero molto gentili, ma il “cazzomene” di turno capiterà sempre. Ho la fortuna di avere un compagno stupendo dotato di umorismo ed ho la fortuna di essere io stessa orribilmente ironica. Non lascio spazio in questo post a toni pesanti e malumori. Conosco i disagi a cui i bipedi non funzionanti vengono costantemente esposti dal momento che faccio parte della categoria, ma (quando si può) è utile al fegato (secondo me) prenderla con “filosofia”.. “tutto è bene quel che finisce bene” senza incattivirsi troppo.

La vita è bella. Anche quella del signor “cazzomene”, credo.

mordor