Civilworld aiutami a condividere

 

projectcivilworld.wordpress.com

 

Questo progetto è LIBERO/GRATUITO e aperto a TUTTI.

Serve solo una stampante,della carta e i file ve li diamo noi.

Occupiamoci di ciò che non funziona. 

Ostacoli. Ecco alcuni esempi :

  • veicoli parcheggiati su rampe e marciapiedi
  • veicoli che occupano parcheggi dedicati ai disabili (comprensivi di strisce gialle trasversali anch’esse spesso occupate)
  • gradini posti all’ingresso dei negozi
  • ascensori guasti
  • mezzi pubblici inaccessibili

Risolvere nell’immediato queste e tante altre situazioni non è sempre possibile,spesso neppure di nostra competenza e non sempre si ha tempo da spendere nell’attesa  dell’intervento dei vigili (ammesso intervengano).

Ma una cosa possiamo farla e ci si impiega anche poco :

SENSIBILIZZARE IN MODO CIVILE.

Parto dal presupposto che per molti siamo ancora delle entità mitologiche su ruote e non tutti comprendono davvero i disagi che derivano ad esempio da un marciapiede occupato da una macchina.

Ma chi durante la giornata ci ha creato dei disagi,vuoi per ignoranza,vuoi per leggerezza e superficialità,vuoi perchè fino a che non “ti tocca” non ci pensi,se non verrà informato probabilmente continuerà in futuro a commettere gli stessi errori continuando a costituire un problema.

Occupiamoci di ciò che funziona.

Fortunatamente ci sono anche tante belle realtà,che dovrebbero rappresentare la regola e non l’eccezione :

  • rampe a norma
  • ingressi agevolati
  • autobus con pedane
  • automobilisti civili

penso che si debba  guardare anche a queste cose,sottolineandole,per rimarcare il fatto che : 

quando qualcosa funziona e funziona per tutti,è allora che siamo degni di essere considerati una società.

Per questo ho pensato di creare dei semplici cartellini stampabili,ad esempio,su carta normale,carta fotografica o carta fotografica adesiva.

Su questi cartellini è (anche) possibile scrivere a penna perchè sono stati volutamente creati con l’intento di poterli utilizzare nelle più disparate situazioni.

Il logo reso ancora più incisivo dal cartellino rosso o verde,accompagnato dal vostro messaggio,andrà a sensibilizzare ed informare non solo le persone direttamente interessate,ma anche chi passando magari vi presterà attenzione come pure tutte le persone che ne verranno a conoscenza grazie a chi ne riporterà degli esempi sui social network accompagnando foto o testo con l’Hashtag #civilworld.

miniloghi
raccolta dei loghi creati da #civilworld – scaricare i file PDF nella sezione SCARICA

Infondere “consapevolezza” informando che qualcosa ci danneggia o favorisce è estremamente importante.

Educare in questo senso servirà a risvegliare o incentivare tutte quelle persone che non comprendono pienamente quanto e perchè sia fondamentale un normale gesto di civiltà.

NOTA : 

#civilworld si dissocia sin da ora dai possibili usi impropri e lesivi legati all’utilizzo di questi cartellini.

#civilworld sottolinea che lo spirito con cui si dovrebbe agire,si basa sul rispetto di cose e persone.

Troverete il file per scaricare gratuitamente i PDF con i vari formati nella sezione SCARICA.

2E su Youtube

 

 

Abbiamo aperto un canale Youtube : 2E
Quando ci sarà possibile inseriremo video di dubbio gusto,seri,ironici, quindi se vi va di seguirci iscrivetevi al canale e se i video vi piaceranno condivideteli.
Buona visione,per i pop corn ci stiamo attrezzando. Grazie E+E

“Sa di nonnine”.

 

 

Stavo facendo la doccia quando ho versato il docciaschiuma sulla spugna. Talco ed Iris.

Sa di nonnine” ho pensato assorbendone l’aroma. Sa di un tempo sospeso, di quando a casa di nonna, mi fermavo davanti alla porta finestra della sua camera da letto a guardare nel silenzio il pulviscolo danzare illuminato dai raggi del sole che puntavano verso il pavimento come fiocine. E respiravo il profumo della biancheria ricamata e riposta in una vecchia cassettiera di legno scuro laccato di cui aprivo sempre il primo cassetto. La biancheria era quella pesante, del corredo buono, quella che non veniva mai usata ma che era lì a testimonianza di un lascito molto importante : la tradizione. “Sa di nonnine” come il talco riposto dentro al cofanetto in ceramica che stava sulla toeletta per il trucco nel corridoio. Avevo forse 6 anni, mi sedevo sullo sgabello e passavo le dita sul vetro che ricopriva il freddo marmo, ne seguivo le venature bianche poi prendevo il pettine e guardandomi allo specchio sistemavo i ricci fingendo di essere una ragazza “grande”. Approfittavo dei momenti in cui venivo lasciata sola in casa per aprire i cassetti dei mobili in cucina e mi godevo nel silenzio intervallato dal canto delle cicale, la scoperta di piccoli tesori. Amavo quei brevi attimi di isolamento in cui potevo trasgredire agli ordini di mamma sullo stare composta, sul fare e soprattutto non fare questo e quell’altro. Avevo come la sensazione che d’improvviso tutta la casa diventasse più tangibile e potessi finalmente conoscere i segreti che nonna celava dentro ai mobili.

Anche alcune amiche di nonna sapevano di talco e iris, lo sentivo quando si chinavano per baciarmi e mi prendevano le guance con le loro mani molli e lisce.

Ricordo anche di quella volta che andai a trovare zia Angelina, che non era davvero mia zia, ma la chiamavo così perchè così la chiamavano tutti. Abitava a pochi metri da nonna, la porticina in legno era aperta e dentro era un pò buio. Alcune signore stavano fuori, parate lungo il muro, erano vestite di nero e parlavano a bassa voce. Entrando vidi altre signore, anche queste vestite di nero come pinguini col velo e facendomi largo trovai la nonna e poi zia Angelina. Zia Angelina era distesa sul grosso letto in ferro battuto e quattro ceri più alti di me ne delimitavano gli angoli, zia stava con le mani raccolte come se pregasse e teneva gli occhi chiusi. Era minuta, immobile e non mi sembrava morta, ma solo perchè non sapevo ancora bene cosa fosse la morte. Nonna mi prese per mano e mi disse che non era posto per me quello, che l’anima di zia era salita in cielo. Volevo dare un bacio a zia, ma nonna mi disse di non toccarla “che i morti si prendono l’anima tua innocente” allora io un pò per sfida e un pò perchè non ci credevo, toccai un piede di zia Angelina prima di uscire da casa sua. Anche zia  sapeva di talco e iris, come questi ricordi.

Ogni tanto sento ancora quello stesso profumo nelle sale d’attesa degli ospedali, quando qualche nonnina mi passa accanto.

Sono rimasta sotto la doccia a pensare per qualche minuto. In 36 anni i miei pensieri hanno fatto più strada delle mie gambe ormai ferme e anche quando le gambe correvano veloci, i miei pensieri correvano di più e non sempre andavano nella stessa direzione delle gambe, così capitava che un profumo sentito per strada diventasse un pensiero e che questo afferrasse un ricordo dal cuore, mentre le gambe mi portavano da qualche parte, ma sempre troppo lontano da quello che vivevo dentro di me che a volte sapeva di talco e iris.

 

nonnine

November Pain

Ricapitolando,nelle ultime settimane sono stata :

asfaltata da una punto in seguito ad una retro eseguita modello mosca cieca ed ho scoperto che il cemento dei marciapiedi è troppo aggressivo per lo scrub su viso e corpo.

presa in giro più volte da un autista della filovia (o sposta poveri) delle linee 90/91 di ATM che in più occasioni si è dimostrato molto poco professionale inventando scuse per non tirar giù la pedana e chiedendo al mio compagno che se la tirasse giù da solo.(Mi ha detto anche “Stai zitta cretina e porta rispetto” solo perchè gli ho dato del mestruato).Credo veda in me l’Anticristo a rotelle dopo la lite furiosa che abbiamo avuto giorni fa.Per ora sono a quota 3 segnalazioni fatte all’azienda trasporti che mi ha porto delle pseudo scuse di circostanza.Che poi son gentile,io la “sedia” me la porto da casa,non occupo posti a sedere sui mezzi,ma almeno permettetemi di salirci.

resa Vintage da un capello bianco fluo a cui ho già dedicato un post e troppa importanza.I hate u.

colpita e affondata dall’influenza che mi sta regalando vivaci giornate,per cui,quando riesco a riemergere dal letto,mi stratifico come una cipolla con coperta finale addosso modello fantasma formaggino su ruote.

Mancano solo le stigmate e in regalo un bel pandoro Melegatti,giustamente vestito a lutto,con Scanu. (Dopo “Buttati che è morbido” della Motta io opterei per “Buttalo che è orrido” per questo).

LavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbella.

        Eccccììììììì

 

scanu

2 8bre.

Questa mattina, all’uscita dall’ospedale una folata di vento ha portato un profumo nell’aria che mi ha investito scardinando qualche porta chiusa su ricordi difficili e in un istante era Agosto 2007, il giovane chirurgo parato davanti a me a bordo letto, con l’esito della Tac in mano, in evidente disagio mi stava comunicando che una massa sospetta premeva su una vertebra della colonna. Dovevo essere operata d’urgenza. Solo l’operazione avrebbe reso possibile capire nello specifico con cosa avrei dovuto fare i conti in seguito.Il tono della sua voce era controllato, quasi rassicurante, ma con il sorriso incerto di chi non sarebbe mai riuscito ad assolvere con freddezza quell’ingrata parte del suo mestiere che lo vedeva ambasciatore per conto di uno stronzo destino, forse tentava di scusarsi in silenzio per un disegno più grande di lui, contro cui a volte non poteva nulla. Comunque l’aveva chiamata “massa”. Non avevo ancora capito. Collegato.

Stavo male, zoppicavo e soffrivo di dolori atroci che mi portavano all’esasperazione. La vacanza a Gatteo era finita con un lungo ritorno in treno tra lacrime ed antidolorifici, poi la corsa al pronto soccorso e l’inizio della fine di un capitolo felice.

Un semplice profumo e sono sparite le strisce pedonali, i passanti, gli edifici, il cielo grigio di Lambrate. Ho dovuto fare appello a tutta la mia forza per costringermi a ritornare lucida. Mi sono sforzata di guardarmi attorno, poi giù verso le gambe concentrandomi sulla sensazione di freddo che provo quando uso i corrimano per spingermi sulla carrozzina. Ero di nuovo qualcosa di fisico e presente. Oggi è il 2 Ottobre, sono paraplegica, malata oncologica, non ho più casa mia, la macchina, il vecchio lavoro, le vecchie amicizie, Simone e neppure più Yago, il mio pastore tedesco. 2 Ottobre. Fa freddo, mi nascondo dentro un cappotto verde che mi fa sembrare una liceale e una vecchina mi ha appena chiesto se sto aspettando il taxi. Le rispondo di no mentre vedo mio padre arrivare in macchina.

Praticamente ho avuto un attimo di rincoglionimento alla Ally McBeal.

Mi stacco il cerotto che ho sul braccio sinistro guardandomi allo specchio per capire dov’è stata eseguita di preciso l’iniezione. L’oncologa non è contenta di vedere le mie braccia tatuate, non approva, ed io spero che mi abbia bucato in una zona libera dall’inchiostro. Che non abbia deturpato la “tela” di cui vado fiera. Dopo aver passato anni a subire operazioni devastanti, dopo aver visto il mio corpo cambiare sotto l’effetto di farmaci (non chemioterapici) che per un periodo mi hanno reso quasi calva, di cortisone preso in dosi massicce dove sono raddoppiata di peso e dopo aver dovuto cambiare punto di vista abbassando la mia visuale dal metro e sessanta ad altezza bimbo perché ora mi tocca stare seduta, beh.. fanculo tutti. Dopo aver fatto da cavia da laboratorio, prestando il mio corpo alla scienza e alla sfiga, credo di avere tutto il diritto di “dipingerlo” di inchiostro o forarlo con dei piercing. Questo tipo di dolore l’ho cercato e voluto io. Il resto no. Il resto proprio no.

E’ il 2 Ottobre. Fa freddo, mi nascondo dentro un cappottino verde che mi fa sembrare una liceale, sono paraplegica, malata oncologica, ho in programma di tornare a vivere per i fatti miei, ho ri-preso la patente speciale, coltivato nuove amicizie, ho un compagno che non si chiama Simone e non vedo l’ora di poter adottare due gatti.

Chirurgia emozionale

“Mettiti in discussione” suggerisce spesso la mia mente. “Taci stronza” le rispondo io.

E d’accordo con il masochismo che mi permea l’anima, decido di agire chirurgicamente per asportare i miei difetti e buttarli qui. Se li potrò leggere, rileggere, forse un giorno li troverò persino ridicoli. O faremo pace. Ma non permetterò a nessuno di usarli contro di me per farmi sentire sbagliata. Solo io posso farlo.

  • sono impulsiva (l’ho scritto di getto)
  • non so chiedere aiuto (sono più da problem solving altrui e stoica self service)
  • sono gelosa (non in maniera patologica come qualcuno si ostina a dire/riferire)
  • sono possessiva (in maniera patologica)
  • sono pigra (infatti non so se finirò questo post)
  • sono incostante (infatti non so se farò davvero quello che ho scritto sopra)
  • sono sfuggente (come un visualizza e non risponde)
  • sono fragile (ma non posso permettermi di esserlo)
  • sono introversa/estroversa (…) (bipolare)
  • sono intollerante (e soffro di reflusso gastrico emotivo se non mi sfogo con regolarità)
  • sono insicura (ne sono sicura)
  • sono impaziente (datti una mossa a leggere)
  • sono contraddittoria (con coerenza aggiungerei)
  • sono permalosa (chi io? Come oso!?)
  • non ho filtri (però ho un linguaggio molto colorito, saturo)
  • sono pessimista (è una precauzione che adotto con facile entusiasmo tra l’altro)
  • sono orgogliosa (ci ho messo 27 minuti ad ammetterlo)
  • sono testarda (più di un mulo, tipo due)
  • sono diffidente (la diffidenza è il livello super sayan del pessimismo)
  • sono disordinata (ma il karma vuole che io sia brava a ritrovare le cose che perdono gli altri)
  • sono chissà quali altre cose che ora non mi vengono in mente.

Mi è stato detto che sono egoista, sporca dentro, falsa, psicopatica, indegna, calcolatrice, bambina, vittima, stupida, troia, posseduta, brutta, che valgo zero, plagiatrice, manipolatrice.

Queste ultime righe le ho scritte solo per me, per ricordarmi chi e cosa non sono. Non sarò mai come la rabbia di qualcuno vuole vedermi. Mai.

difetto