La “Legge del buon senso”.

“Ti va di andare al cinema a vedere un film cretino?” “Sì dai.”

Data : 14/02/2016 ore 16:35

Location : Bicocca Village / Ucicinemas Milano

Film cretino : Zoolander 2

Sala : 16

Posti : 24 fila G per lui. Angolo recintato del castigo per lei.

Prezzi del biglietto : 7,50 ridotto senior per lui.Omaggio disabile per lei.

Disposizione posti secondo piantina del sito :

Ucicinemas

Reperto fotografico 1

(immagine presa su simulazione acquisto biglietto online di un ipotetico spettacolo del giorno dopo la vicenda.)

 

Ora,amici della giuria,come potete ben vedere dal Reperto fotografico 1, i posti cerchiati in rosso corrispondono esattamente a quelli a noi assegnati.Sono chiaramente,palesemente disposti uno accanto all’altro in questa immagine.Sul sito viene specificato che il posto dedicato al disabile non prevede la poltrona,ma poco importa,penso,starò sulla mia carrozzina accanto al mio ragazzo.E invece NO amici della giuria.Vi mostro tramite altri reperti fotografici ciò che ci siamo trovati di fronte una volta avuto accesso alla sala 16:

Gabbia per l’espiazione delle colpe e del castigo per me

IMG_1840

Limitare esterno della Gabbia,ampio gradino e posto 24 Fila G per Ridotto Senior/accompagnatore aka fidanzato.IMG_1843

Cari amici della giuria,sebbene non avessi certo intenzione di praticare del sesso selvaggio in luogo pubblico,avrei quantomeno gradito godermi la proiezione di quel discutibile film senza dover salutare il mio compagno da lontano con un fazzoletto bianco,chiedendogli urlando di tirarmi i pop corn uno alla volta come fossimo allo zoo.E’ forse chiedere troppo voler assistere ad una proiezione accanto al proprio compagno?Avrebbe avuto più intimità con la bevanda nel porta bibite che con la sottoscritta confinata in piccionaia.Quindi in barba alle regole,di comune accordo abbiamo deciso di occupare due posti a sedere liberi da prenotazione.Ad ogni modo,incazzata come la giugulare di Pappalardo durante una canzone,una volta arrivata a casa,ho poi deciso di scrivere due righe da vera ribelle poichè VERBA VOLANT,SCRIPTA MANENT.A voi il botta e risposta :

rispostauci

Amici della giuria faccio appello al vostro buon senso e vi domando,sebbene macchiati di colpa e con insurrezione nell’anima abbiamo occupato abusivamente due posti non assegnati,potete darci forse torto?

Io non so se queste autorità competenti siano competenti davvero,che sembra che se un disabile va a vedersi un film in questa sala arriva l’apocalisse  e quindi è meglio per il suo bene ghettizzarlo,quando la realtà è che sarebbe di intralcio e basta.La verità numero due è che gli passereste tutti sopra calpestandolo e fanculo.

Ad ogni modo,fossi in voi BIPEDI FUNZIONANTI,se vedessi un disabile in sala durante la proiezione di un film,mi toccherei e farei gli scongiuri.A quanto pare,incendi,black out,apocalissi,invasioni aliene e la venuta del messia incazzato sono cose solite accadere quando una sedia a rotelle varca le sale cinematografiche.

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“Sa di nonnine”.

 

 

Stavo facendo la doccia quando ho versato il docciaschiuma sulla spugna. Talco ed Iris.

Sa di nonnine” ho pensato assorbendone l’aroma. Sa di un tempo sospeso, di quando a casa di nonna, mi fermavo davanti alla porta finestra della sua camera da letto a guardare nel silenzio il pulviscolo danzare illuminato dai raggi del sole che puntavano verso il pavimento come fiocine. E respiravo il profumo della biancheria ricamata e riposta in una vecchia cassettiera di legno scuro laccato di cui aprivo sempre il primo cassetto. La biancheria era quella pesante, del corredo buono, quella che non veniva mai usata ma che era lì a testimonianza di un lascito molto importante : la tradizione. “Sa di nonnine” come il talco riposto dentro al cofanetto in ceramica che stava sulla toeletta per il trucco nel corridoio. Avevo forse 6 anni, mi sedevo sullo sgabello e passavo le dita sul vetro che ricopriva il freddo marmo, ne seguivo le venature bianche poi prendevo il pettine e guardandomi allo specchio sistemavo i ricci fingendo di essere una ragazza “grande”. Approfittavo dei momenti in cui venivo lasciata sola in casa per aprire i cassetti dei mobili in cucina e mi godevo nel silenzio intervallato dal canto delle cicale, la scoperta di piccoli tesori. Amavo quei brevi attimi di isolamento in cui potevo trasgredire agli ordini di mamma sullo stare composta, sul fare e soprattutto non fare questo e quell’altro. Avevo come la sensazione che d’improvviso tutta la casa diventasse più tangibile e potessi finalmente conoscere i segreti che nonna celava dentro ai mobili.

Anche alcune amiche di nonna sapevano di talco e iris, lo sentivo quando si chinavano per baciarmi e mi prendevano le guance con le loro mani molli e lisce.

Ricordo anche di quella volta che andai a trovare zia Angelina, che non era davvero mia zia, ma la chiamavo così perchè così la chiamavano tutti. Abitava a pochi metri da nonna, la porticina in legno era aperta e dentro era un pò buio. Alcune signore stavano fuori, parate lungo il muro, erano vestite di nero e parlavano a bassa voce. Entrando vidi altre signore, anche queste vestite di nero come pinguini col velo e facendomi largo trovai la nonna e poi zia Angelina. Zia Angelina era distesa sul grosso letto in ferro battuto e quattro ceri più alti di me ne delimitavano gli angoli, zia stava con le mani raccolte come se pregasse e teneva gli occhi chiusi. Era minuta, immobile e non mi sembrava morta, ma solo perchè non sapevo ancora bene cosa fosse la morte. Nonna mi prese per mano e mi disse che non era posto per me quello, che l’anima di zia era salita in cielo. Volevo dare un bacio a zia, ma nonna mi disse di non toccarla “che i morti si prendono l’anima tua innocente” allora io un pò per sfida e un pò perchè non ci credevo, toccai un piede di zia Angelina prima di uscire da casa sua. Anche zia  sapeva di talco e iris, come questi ricordi.

Ogni tanto sento ancora quello stesso profumo nelle sale d’attesa degli ospedali, quando qualche nonnina mi passa accanto.

Sono rimasta sotto la doccia a pensare per qualche minuto. In 36 anni i miei pensieri hanno fatto più strada delle mie gambe ormai ferme e anche quando le gambe correvano veloci, i miei pensieri correvano di più e non sempre andavano nella stessa direzione delle gambe, così capitava che un profumo sentito per strada diventasse un pensiero e che questo afferrasse un ricordo dal cuore, mentre le gambe mi portavano da qualche parte, ma sempre troppo lontano da quello che vivevo dentro di me che a volte sapeva di talco e iris.

 

nonnine