Cattivi propositi per l’anno nuovo.

  • intensificare la relazione con feltrinelli ed amazon accumulando libri che farò spolverare a qualcun altro.
  • recuperare nel freezer le cotolette di soia,scongelarle e darle ai piccioni.
  • rispondere “sì” per poi andarmene a chi mi chiede se ho una sigaretta.
  • celebrare la pigrizia sempre e comunque (e dovunque).
  • perfezionare tecniche subdole per ottenere favori.
  • continuare a schiavizzare il fidanzato usandolo come scaldotto,cuscino,massaggiatore,porta borse,prendi cose,sposta cose,fai cose. (nel caso tu leggessi,ti amo tanto).
  • chiudere fuori in balcone madre e padre a turno,per vendicarmi di quando loro chiudono fuori me.
  • farsi del male con la cioccolata e le schifocose senza rimorsi.
  • continuare a detestare le persone che detesto.
  • fare finta di ascoltare chi mi parla superati i 30 secondi.
  • continuare a spaccare le caviglie delle persone che non si spostano.
  • fare il dito medio a chi mi squadra.
  • rispondere “per pigrizia” agli sconosciuti che mi chiedono come sono finita in carrozzina.
  • fregarsene dei buoni propositi che tanto li riciclo dal 1979.

 

 

 

cattivi propositi

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Lettera aperta a Babbo Natale.

Caro Babbo Natale

è la prima volta che ti scrivo.Tu non mi conosci,ma le tue renne forse sì perchè credo mi abbiano cagato addosso parecchi anni fa,mentre sorvolavate il giardino di casa mia il 24 notte.Non ho altre spiegazioni,perchè quello fu davvero un Natale di merda.Da allora,infatti,per precauzione passo la notte della vigilia barricata in casa.Tu non mi conosci caro Babbo e lo so da quando,abbinando il terribile gusto dei regali ricevuti all’inesistente senso estetico dei pacchetti confezionati male,ho scoperto che avevi assunto i miei genitori.Lo capisco,siamo in tanti su questo pianeta ed è per questo che non ti serbo rancore.Volevo dirti però,che i miei genitori devono essersi licenziati subito dopo l’amara scoperta.Te lo faccio presente nel caso avessero continuato a percepire il “fondo regali” che presumo tu metta ancora a disposizione per ogni bambino.Fondo che nel mio caso doveva essere davvero esiguo.

Caro Babbo,ho smesso di essere una bambina a tempo pieno,ma conservo ancora il buono di quegli anni e questo buono è come un paio di occhiali che una volta indossati mi permettono di tornare a vedere tutto in un altro modo,un modo bellissimo.Tranne le cimici.Quando avevo il cuore miope per la troppa sofferenza è lì che ho posato gli occhiali ed ho trovato qualche colore anche tra gli scarabocchi neri che i dottori facevano sui tanti fogli che andavano ad ingrassare la mia cartella clinica.La mia cartella clinica oggi è obesa.

Devo confessarti però,caro Babbo,che per vedere i colori,quelli belli anche nella cacca delle tue renne,ci ho messo tanto.E l’odore di cacca mi resterà per sempre addosso,che non so cosa mangino ‘ste renne,ma il resto,quello solido,l’ho usato per concimare i pensieri brutti che ora sono fioriti.Magari non proprio tutti,qualcuno è diventato un cactus.

Ad ogni modo,caro Babbino Natale a cui non serbo rancore,sappi che ho sempre tifato per te anche quando i miei compagni di asilo dicevano che i doni li avrebbe portati Gesù Bambino.Io dicevo loro che non era possibile,che un bambino mica può portare tutti quei pacchi,ma Alessio all’epoca mi disse che forse Gesù si faceva aiutare dai Re Magi che erano ricchi e si erano comprati mille cammelli.Ecco.Di sicuro avrebbero trovato il modo di cagarmi addosso anche loro.

Ma torniamo a noi mio caro Babbo,prima che i cinesi ti clonino vorrei tanto tu mi facessi un regalo.Che se per una volta potessi ricevere quello che voglio realmente,te ne sarei immensamente grata.

Caro Babbo vorrei poter vivere in un mondo senza barriere architettoniche,un mondo dove gli omini che si occupano di accessibilità capiscano prima cosa voglia dire disabilità e non giochino a tetris con rampe e gradini.Che mettano ascensori dove servono e pure dove non servono che poi magari va a finire che servono.Che facciano in modo di rendere fruibili a tutti anche i mezzi pubblici e se ci scappa pure le spiagge,che persino gli ombrelloni stanno quasi in riva al mare e noi in carrozzina invece,come pedine di dama,affondiamo nella sabbia e di salato ci restano le lacrime.Che rendessero sicuri i marciapiedi,come quelli vicino Macy’s,belli larghi,in piano e luccicanti,invece di farci crescere gli alberi in mezzo,metterci pali,bidoni,dimenticandosi poi discese e salite,che ogni volta che esco di casa mi sembra di stare in un videogioco impostato su very hard e di vita ne ho una sola.

E poi caro Babbo,un favore lo chiedo alle tue renne che in fondo me lo devono.Glassate di cacca le macchine di quelli che occupano i parcheggi a noi riservati,pure quelle che sostano davanti alle rampe. “Sono qui da solo 5 minuti” dicono sempre i bipedi (funzionanti) automobilisti,ma io a rigargli la macchina ci metterei meno.

In ultimo caro Babbo,magari in combo con la Befana che potrebbe portare loro dell’antrace nascosta nel carbone,ricorda al nostro caro Governo di sarti e sartine,che i continui tagli sulla sanità ci stanno rendendo sempre meno “pazienti” e la salute,quando manca,non si dovrebbe comprare.

So di averti chiesto troppo caro Babbo,più che un dono un miracolo e forse dovrei scrivere a Gesù bambino,ma Alessio disse all’epoca che Gesù mica sa leggere,parlare e neppure scrivere,altrimenti avrebbe fatto sapere ai Re Magi che preferiva altri regali,quindi sarebbe stata la Madonna ad occuparsi delle nostre letterine che poi avrebbe passato a Dio che ci avrebbe comprato i regali nel negozio degli angeli e li avrebbe posati nei sacchi da mettere sui mille cammelli dei Re Magi.Mi fido più delle poste italiane che della storia di Alessio,ad ogni modo chiedo a te questo regalo,ti affido le mie speranze.Torno ad indossare gli occhiali.Tu non parcheggiare la slitta nei posti riservati,mi raccomando.

 

 

Buone Natale cari viandanti della rete,buon Natale a voi,ai vostri cari,ai piccini e pelosetti.Buon Natale ai ricordi,al posto in tavola vuoto,a quello occupato nel cuore.Buon Natale a chi decide ogni giorno di fare la differenza,per sé o per gli altri.Buon Natale alle favole,alla magia,ai camini accesi e alle pance piene.Buon Natale anche quelle vuote che sempre si nutrono di speranza.Buon Natale al cielo,alla terra,alla musica e ai libri.Alle cimici no.

Buon Natale a te.

dear santa

Malincomica

Novembre è passato.Sopra di me,ma è passato.

Ho concluso il nefasto mese con un ricovero ospedaliero di 8 giorni che ha conferito maggior prestigio al mio già notevole curriculum da paziente. A questo proposito, credo creerò una simil guida Michelin degli ospedali della Lombardia,i cui migliori reparti saranno premiati con le siringhe d’oro.

Ho soggiornato nella medesima camera,occupando il medesimo posto letto dove poggiai le terga esattamente 3 anni prima. Posto letto n. 17. Secondo la Kabbalah il 17 è un numero figo.Secondo la sfiga anche. In realtà sono rimasta in quella stanza solo due giorni perchè pare che la mia vicina di letto avesse un sospetto di TBC e quindi gli infermieri,una volta appreso dell’enorme rischio contagio, hanno dato il via al trasloco più veloce della storia, silurandomi con l’intero letto in una nuova stanza e diffidandomi poi dal tornare dove stavo prima.

Ho dunque lasciato J. ai rumori delle mille macchinette a cui era attaccata per ritrovarmi poi accanto a V. una nonnina novantaseienne molto molto dolce. Mi spiace però non aver potuto salutare J. e mi spiace averla vista diverse volte in difficoltà con gli infermieri. J non è italiana.Stava molto male e la febbre alta le mangiava via qualche sorriso. J. ogni tanto piangeva quando stava al cellulare con i suoi cari lontani. Io non capivo la sua lingua ma capivo il suo dolore. Chiamava spesso gli infermieri per farsi aiutare a far pipì.Doveva pur espellere i diversi liquidi delle flebo. Così dopo poco arrivava un camice bianco dal viso scocciato che si poneva di fronte a J con una certa indifferenza cercando di interagire con lei come si farebbe con una persona con problemi di udito.. ed io pensavo che alzare la voce non avrebbe fatto capire meglio l’italiano a J.

La notte prima del mio trasloco erano di turno 2 infermiere ed una OSS che avevo già inquadrato e catalogato come “possibili perfide” il giorno del mio arrivo. Erano le 3 di notte e J se l’era fatta addosso,aveva bisogno di essere cambiata,non poteva alzarsi ed ha suonato il pulsante per l’assistenza. Sono arrivate le due infermiere che a gran voce l’hanno rimproverata per aver bagnato il letto,le hanno poi messo un pannolone senza pulirla o cambiare le lenzuola,perchè “tanto alle 6 lo farà l’altro turno”. E’ stato difficile riprendere a dormire quella notte ed il nervoso mi ha accompagnata per tutto giorno seguente. L’indomani verso le 10 J. è stata portata al piano di sotto per eseguire delle visite e verso le 12 quando è arrivato il suo compagno,non era ancora tornata. Io mi stavo truccando,approfittando di quell’ora in cui potevo star seduta per pranzo,così quando ho visto il suo compagno entrare in stanza l’ho avvisato dicendogli dove fosse J. e dopo qualche battuta sulla mia lungaggine da precisina con il make up, il compagno di J,nel suo altrettanto stentato italiano ha iniziato a sfogarsi dicendosi preoccupato per le condizioni della sua compagna e per il trattamento che le riservavano in ospedale. A quel punto ho raccontato lui quello che era successo durante la notte promettendogli anche che mi sarei presa io cura di J. e l’avrei difesa da certe “leggerezze”.Avrei dovuto farlo prima e questo non me lo perdono ancora.Purtroppo poco dopo,con l’arrivo di J. in camera mi hanno cambiata di stanza e quella promessa non ho potuto mantenerla. J. è finita poi in un altro reparto ed io oggi spero solo stia bene. spero non pianga più e non subisca altre umiliazioni.

Con V. è andata meglio. O forse dovrei scrivere a V. è andata meglio. La “nonnina” la chiamavo. 96 anni ed il cuore leggero di chi sa dire ancora Ti voglio bene. Ed è questo che continuava a dire V. a sua figlia che le teneva compagnia durante il giorno. “Ti voglio bene,sei tutto quello che ho”. Quante volte mi sono commossa di nascosto sentendola e pensando che io a 36 anni “ti voglio bene” non lo so dire,che magari lo scrivo,ma non lo dico mai.Che cretina che sono.

Con me e la nonnina gli infermieri sono stati gentili. Il turno delle perfide lo abbiamo sopportato solo una volta ancora,ma ero di vedetta,occhi puntati su V.,pronta a dirne 4 in caso di bisogno. Sono stati 8 lunghi giorni,un pò noiosi. Niente Tv (che forse è stato un bene).Un libro divorato in 2 pomeriggi e poi tante chiacchiere.Flebo ogni 4 ore e qualche sigaretta fumata per occupare il tempo.Ho passato mesi interi in ospedale che in fondo 8 giorni sono niente,ma non ci si abitua mai e ci si rompe ugualmente le palle.Beh,felice di essermele rotte allora,significa che stavo bene tutto sommato.Me la sto suonando e cantando da sola.

          ***

Sono a casa. Il cielo si sta spegnendo e il freddo crea rivoli di vapore ad ogni respiro. Guardo i colori di questa stagione e la nebbia che ovatta forme e rumori distanti.Non c’è il Natale.Neppure nelle poche luci che adornano qualche balcone.Non c’è il Natale ed io lo cerco annusando l’aria in attesa che i ricordi me lo facciano sentire almeno un pò,in qualche posto quì dentro,dove gli anni hanno stemperato l’innocenza. Mi manca la legna che arde nel camino e che brucia crepitando tra le danze delle fiamme alte. Mi manca il calore vivo sul viso e sulle mani,quel profumo acre misto agli agrumi consumati lì davanti. Mi manca la tavola imbandita per metà occupata da tutti i miei cugini e poi “dai grandi”.Dai nonni.I nonni.Cacchio se mi mancano i nonni.Nonno Felice che metteva i raudi nelle arance e le faceva saltare in aria creando degli splatter artistici sulla facciata del muro di fronte.Quante risate.La nonna Irene in cucina a fare la pasta fresca seguita a ruota dalle zie e tutte assieme formavano una catena di montaggio così efficiente che Giovanni Rana,scansati proprio.In tv Fantaghirò con quel gran figliolo di Tarabas poi la fabbrica di cioccolato,ma quella vera,l’originale.Le pubblicità della Coca cola quando ai tempi erano davvero belle.Il vino a tavola che era il vino fatto dal nonno e che io annacquavo puntualmente (come faccio ancora oggi).La mia Calabria.Il mio paesello in collina.La famiglia.La vita.

Poi la morte si è portata via il nonno.Gli anni la nostra innocenza.Noi cugini non abbiamo più dormito tutti assieme nel lettone a casa dei nonni come durante quelle feste.La stanza fredda perchè non c’erano i caloriferi e le coperte pesanti che il nonno aveva portato dalla Germania ci immobilizzavano contro al materasso,quindi non è che volessimo fare i buoni noi bambini,ma proprio non potevamo muoverci.La morte  si è portata via poi anche la nonna.La morte si è portata via il mio Natale ed oggi ripenso a quando lo sentivo dentro per davvero questo periodo e mi manca.Mi manca il Natale che è amore,sapore,vita,unità e condivisione.Mi manca ma lo ritroverò.In qualche posto qui dentro..con gli occhi rivolti al cielo,puntati sulle due stelle più belle che sono i miei nonni.

 

ricordi natale