November Pain

Ricapitolando,nelle ultime settimane sono stata :

asfaltata da una punto in seguito ad una retro eseguita modello mosca cieca ed ho scoperto che il cemento dei marciapiedi è troppo aggressivo per lo scrub su viso e corpo.

presa in giro più volte da un autista della filovia (o sposta poveri) delle linee 90/91 di ATM che in più occasioni si è dimostrato molto poco professionale inventando scuse per non tirar giù la pedana e chiedendo al mio compagno che se la tirasse giù da solo.(Mi ha detto anche “Stai zitta cretina e porta rispetto” solo perchè gli ho dato del mestruato).Credo veda in me l’Anticristo a rotelle dopo la lite furiosa che abbiamo avuto giorni fa.Per ora sono a quota 3 segnalazioni fatte all’azienda trasporti che mi ha porto delle pseudo scuse di circostanza.Che poi son gentile,io la “sedia” me la porto da casa,non occupo posti a sedere sui mezzi,ma almeno permettetemi di salirci.

resa Vintage da un capello bianco fluo a cui ho già dedicato un post e troppa importanza.I hate u.

colpita e affondata dall’influenza che mi sta regalando vivaci giornate,per cui,quando riesco a riemergere dal letto,mi stratifico come una cipolla con coperta finale addosso modello fantasma formaggino su ruote.

Mancano solo le stigmate e in regalo un bel pandoro Melegatti,giustamente vestito a lutto,con Scanu. (Dopo “Buttati che è morbido” della Motta io opterei per “Buttalo che è orrido” per questo).

LavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbellaLavitaèbella.

        Eccccììììììì

 

scanu

What Else?

Capello bianco.

Mestizia.

E così,ieri mattina,sono diventata grande. Vintage per la precisione. E dopo una rapida presa di coscienza davanti allo specchio che mi restituiva l’immagine moderna dell’urlo di Munch, mi sono passati in slow motion davanti agli occhi, tutti i momenti più belli della mia giovinezza che mi salutava per sempre. Quando essere piccoli rendeva immuni dalle responsabilità, quando essere piccoli significava avere una sola priorità : giocare, giocare a tutto, con tutto, anche con le caccole del naso e non da fermi ad un semaforo. Quando essere piccoli significava addormentarsi sul divano e svegliarsi nel proprio letto. Quando essere piccoli era pure una rottura di palle perchè nessuno ti prendeva mai troppo sul serio, specie sulla gravissima questione dei mostri sotto al letto o quelli nell’armadio. Quando essere piccoli voleva dire non pettinarsi. Quando essere meno piccoli significava motorino, feste, birra , sigarette fumate di nascosto, rimmel, discoteca e cazziatoni epici con castighi tali che se non ti chiamavi Rapunzel, ma abitavi ai piani alti, però non avevi trecce da gettare dal balcone per fare imbucare le tue amiche in camera.. erano cavoli tuoi. Ed erano gli anni della lacca, dei ciuffi alti fino al buco dell’ozono.

Ora che ci penso, quando ero piccola (long long time ago.. ) dimostravo più o meno 10 anni di più,  e solo verso i 20 anni è scattato un graduale processo inverso. Sono Benjamin Button. Te piacess’ (come direbbero a Bergamo Alta).Mai una gioia.

E invece questo esile capello bianco fluo mi comunica che sono Vintage. Prossima al titolo di supervisore capo dei cantieri di Milano assieme a qualche altro sottoposto “senior”.

Sono Vintage dunque e presto mi brizzolerò come Clooney .. What else?!

Non oso immaginare come reagirò alla prima ruga seria.

Ok.Non sono Benj-Emy Button.

Ed in effetti nell’ultimo selfie in cui avevo venduto l’anima all’Iphone in cambio dell’eterna giovinezza, ero venuta particolarmente di merda tanto che ho dovuto usare il filtro Medjugorje + luci di Barbara D’Urso e già  questo avrebbe dovuto farmi capire tante cose.

Tinta. Metterò una bugia colorata sui capelli. Una bugia che rimanderà di almeno circa 1 mese la consapevolezza che il tempo passa, anche sul nostro cadavere.

Mestizia.

ahah