2 8bre.

Questa mattina, all’uscita dall’ospedale una folata di vento ha portato un profumo nell’aria che mi ha investito scardinando qualche porta chiusa su ricordi difficili e in un istante era Agosto 2007, il giovane chirurgo parato davanti a me a bordo letto, con l’esito della Tac in mano, in evidente disagio mi stava comunicando che una massa sospetta premeva su una vertebra della colonna. Dovevo essere operata d’urgenza. Solo l’operazione avrebbe reso possibile capire nello specifico con cosa avrei dovuto fare i conti in seguito.Il tono della sua voce era controllato, quasi rassicurante, ma con il sorriso incerto di chi non sarebbe mai riuscito ad assolvere con freddezza quell’ingrata parte del suo mestiere che lo vedeva ambasciatore per conto di uno stronzo destino, forse tentava di scusarsi in silenzio per un disegno più grande di lui, contro cui a volte non poteva nulla. Comunque l’aveva chiamata “massa”. Non avevo ancora capito. Collegato.

Stavo male, zoppicavo e soffrivo di dolori atroci che mi portavano all’esasperazione. La vacanza a Gatteo era finita con un lungo ritorno in treno tra lacrime ed antidolorifici, poi la corsa al pronto soccorso e l’inizio della fine di un capitolo felice.

Un semplice profumo e sono sparite le strisce pedonali, i passanti, gli edifici, il cielo grigio di Lambrate. Ho dovuto fare appello a tutta la mia forza per costringermi a ritornare lucida. Mi sono sforzata di guardarmi attorno, poi giù verso le gambe concentrandomi sulla sensazione di freddo che provo quando uso i corrimano per spingermi sulla carrozzina. Ero di nuovo qualcosa di fisico e presente. Oggi è il 2 Ottobre, sono paraplegica, malata oncologica, non ho più casa mia, la macchina, il vecchio lavoro, le vecchie amicizie, Simone e neppure più Yago, il mio pastore tedesco. 2 Ottobre. Fa freddo, mi nascondo dentro un cappotto verde che mi fa sembrare una liceale e una vecchina mi ha appena chiesto se sto aspettando il taxi. Le rispondo di no mentre vedo mio padre arrivare in macchina.

Praticamente ho avuto un attimo di rincoglionimento alla Ally McBeal.

Mi stacco il cerotto che ho sul braccio sinistro guardandomi allo specchio per capire dov’è stata eseguita di preciso l’iniezione. L’oncologa non è contenta di vedere le mie braccia tatuate, non approva, ed io spero che mi abbia bucato in una zona libera dall’inchiostro. Che non abbia deturpato la “tela” di cui vado fiera. Dopo aver passato anni a subire operazioni devastanti, dopo aver visto il mio corpo cambiare sotto l’effetto di farmaci (non chemioterapici) che per un periodo mi hanno reso quasi calva, di cortisone preso in dosi massicce dove sono raddoppiata di peso e dopo aver dovuto cambiare punto di vista abbassando la mia visuale dal metro e sessanta ad altezza bimbo perché ora mi tocca stare seduta, beh.. fanculo tutti. Dopo aver fatto da cavia da laboratorio, prestando il mio corpo alla scienza e alla sfiga, credo di avere tutto il diritto di “dipingerlo” di inchiostro o forarlo con dei piercing. Questo tipo di dolore l’ho cercato e voluto io. Il resto no. Il resto proprio no.

E’ il 2 Ottobre. Fa freddo, mi nascondo dentro un cappottino verde che mi fa sembrare una liceale, sono paraplegica, malata oncologica, ho in programma di tornare a vivere per i fatti miei, ho ri-preso la patente speciale, coltivato nuove amicizie, ho un compagno che non si chiama Simone e non vedo l’ora di poter adottare due gatti.

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15 pensieri su “2 8bre.

  1. GRANDE EMY HO SEMPRE DETTO CHE SCRIVI IN MODO UNICO E’ QUESTO LO SAI …. LEGGENDO SONO TORNATO ANCORA CON I MIEI RICORDI A QUEL PERIODO E HO PROVATO ANCORA UNA VOLTA UNA SENSAZIONE …MOLTO CONTRASTANTE ! MA TI PORTO SEMPRE CON ME NELLA MENTE E NEL CUORE ! Firmato una vecchia amicizia …

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  2. Questo post mi ha fatto venire i brividi. E’ un argomento che mi sta a cuore. Te hai saputo parlarne senza moine, con una lucidità e un coraggio allucinanti. Che dire, sei una donna con le palle. Mi piace quello che dici, e come lo scrivi. Ti lascio un saluto, e spero di non aver disturbato 🙂

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      • Capita anche a me quando rileggo vecchie scritti. In alcune cose mi riconosco, in altre, quella ragazzina piena di vita che scriveva mi fa quasi tenerezza. Altre volte la invidio per la leggerezza con cui affrontava le cose e la vita. Mi piace il fatto di poter scrivere, che sia un diario, un blog, o un pezzo di carta, proprio per avere la possibilità di rileggermi un giorno e di ricordare cose, stati d’animo, persone e luoghi passati. Grazie per la risposta, buon w.e.

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