90 la paura.

Qualche giorno fa ho dovuto prendere l’autobus per recarmi ad un appuntamento. La corsa che attendevo era quella della famigerata linea 90.
Salire sulla 90 è un po’ come fare Pechino Express al contrario : non devi viaggiare tra diversi Paesi assaporandone le differenti culture in quanto entri direttamente a contatto con almeno 6 distinte nazionalità dislocate su un intero autobus. Qualche fermata/tappa prevede l’eliminazione di alcuni concorrenti, subito rimpiazzati da nuovi giocatori. Vince chi ha più resistenza fisica unita a strategia di gioco, pari a quella del Tetris, che sarà utile al vostro fisico in caso di “overbooking” del mezzo.

Delle volte quella linea è così affollata che immagino l’autista girare la lancetta di un ipotetico Twister e gridare : “Mano destra su cinese!” – “Piede sinistro su italiano, se lo trovate!”.
Vince chi riesce a districarsi arrivando illeso alle porte d’uscita e varcandole. Io perderei sempre.

Ad ogni modo, dovevo recarmi ad un appuntamento e dopo un’attesa di circa 20 minuti esposti ad una temperatura pari a quella del monte Fato di Mordor, io ed il mio compagno, ormai forgiati, tanto che sulle spondine della mia carrozzina è anche apparsa una scritta in caratteri Tengwar che recitava << un antidolorifico per domarli, un antidolorifico per trovarli, un antidolorifico per ghermirli e nel buio incatenarli >>, vediamo il miraggio di un mezzo arancione fermarsi.

Ora la cosa dovrebbe svolgersi così : autista ti rianima autista scende munito di apposito bastone con gancio, tipo quelli negli armadi per prendere i capi che stanno in alto (se non lo si modifica per farcisi i selfie) – autista invita i passeggeri a spostarsi dal perimetro della pedana da azionare manualmente – autista tiene una breve lezione di geometria indicando l’area selezionata con le mani ed invita nuovamente i passeggeri a non occuparne la superficie – autista da fuoco alla superficie indicata liberandola da cose e persone – autista chiede a che fermata scenderemo – salita sull’autobus – si chiede gentilmente ai passeggeri di lasciarci passare – si ripete più volte l’azione – si da fuoco a qualcuno – ci si dirige verso il posto assegnato agli invalidi – autista invita nuovamente i passeggeri ad allontanarsi dalla superficie destinata alla chiusura della rampa – autista ripete l’accorato appello – autista darà le dimissioni entro sera – autista richiude la rampa – si parte.

Questo è quello che a grandi linee accade ogni volta che io ed il mio compagno saliamo sulla 90. Tranne quel giorno, alla cui guida di uno degli autobus c’era un tal signor “cazzomene” in divisa, che dopo essere sceso senza il bastone per estrarre la rampa, ringhiando verso i passeggeri che si sono dispersi all’istante, impugna un fazzoletto e mima sfiorando senza troppa convinzione la maniglia della pedana per poi voltarsi scazzato e dirmi << non va, non ho il gancio o aspetti la prossima corsa >> ( e qui lo fulmino tipo Lamù durante il primo giorno di mestruo ) << ..oppure ti aiuto a salire >> dice in un tono che tradotto sarebbe “basta che ti levi dalle palle”.
So bene che non si dovrebbe e forse lo sa anche il signor “cazzomene” che la manovra che intende eseguire è sinonimo di una certa responsabilità, ma accetto perché ero ormai in ritardo, così cerco di spiegare come fare ad aiutarmi. Mentre il mio compagno pare essere l’unico a cagarmi totalmente, il signor “cazzomene” sempre più scocciato continua a ribattere di voler fare a modo proprio, nasce così un ping pong di tentativi da cui ne usciamo sconfitti per sfinimento e lasciamo che a dirigere lo spostamento sia lui. Io mi aggrappo come posso alla carrozzina pregando di non aver affidato metà della stessa alle mani di un secondo Schettino. In tal caso, mea culpa. Approdo sull’autobus come una valigia nella stiva di un aereo e non facciamo in tempo a girarci per informare “cazzomene” dove saremmo scesi, che lo stesso era già sul sedile pronto a partire. Della serie : da qui in avanti non siete più un mio problema.
Purtroppo la ressa non mi ha permesso di raggiungere il posto invalidi e comunque la pulsantiera che serve anche ad indicare la richiesta di fermata non funzionava (forse non avrebbe funzionato neppure se mi fossi ancorata con la cintura di sicurezza che in genere attiva anche i comandi della pulsantiera, ma non lo sapremo mai).

Arrivata alla mia fermata, per la discesa abbiamo chiesto “l’aiuto del pubblico” e per fortuna un signore ed un ragazzo ci sono venuti in soccorso. Seguendo le mie direttive ho potuto toccare il suolo superando il grosso dislivello senza troppi sballottamenti. Sperando di non aver causato un’ernia ai soccorritori.

Questa non è una denuncia, ma un semplice racconto, un aneddoto da bar descritto con leggerezza per come è stato vissuto. In genere ho la fortuna di trovare autisti davvero molto gentili, ma il “cazzomene” di turno capiterà sempre. Ho la fortuna di avere un compagno stupendo dotato di umorismo ed ho la fortuna di essere io stessa orribilmente ironica. Non lascio spazio in questo post a toni pesanti e malumori. Conosco i disagi a cui i bipedi non funzionanti vengono costantemente esposti dal momento che faccio parte della categoria, ma (quando si può) è utile al fegato (secondo me) prenderla con “filosofia”.. “tutto è bene quel che finisce bene” senza incattivirsi troppo.

La vita è bella. Anche quella del signor “cazzomene”, credo.

mordor

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4 pensieri su “90 la paura.

  1. Sai scrivere con leggerezza argomentazioni di un certo peso e questa è bravura. Complimenti quindi… E perdonami se non conoscendoti mi permetto: sei una bellissima persona. Sto leggendo i tuoi post, sei davvero unica. Perdona l’intrusione, spero di non esser stato inopportuno.
    Un saluto.

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    • Ciao signor Oblio,anche io mi stavo facendo gli affari tuoi prima e riprenderò tra poco,durante la pausa sigaretta pre nanna.Ti ringrazio per le parole spese..le bellissime parole spese per me!Non sei stato inopportuno,anzi,rileggerò questo commento nei periodi di suicidio morale (scherzo) 😀
      Un abbraccio!!!

      Emy

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  2. Ho trovato il tuo blog per caso, ieri mi annoiavo e dovevo ammazzare il tempo. Sei stata una piacevole scoperta, mi piace il tuo modo di scrivere e ancora di più sono estremamente impressionata dal modo in cui affronti/racconti cose che farebbero perdere la pazienza anche ad un santo. Hai una lettrice in più da oggi. Buona giornata

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