Piccolo spazio pubblicità.

Una regola fondamentale del Marketing, per vendere è :

creare un bisogno”. E la pubblicità incita il pubblico verso la creazione di un bisogno, spesso indotto, per offrire poi la “soluzione” attraverso l’acquisto del prodotto presentato.

Detto questo, premesso che dalla pubblicità non si scappa a meno che non si decida di divenire eremiti sull’isola che non c’è, confesso di ritrovarmi sovente a guardare spot pubblicitari in tv con la stessa indole critica di Mara Maionchi di fronte ad un cantante.

Partiamo ad esempio dalla pubblicità del tonno Rio Mare, quella in cui Kevin Costner, doppiato da uno che ci crede davvero a quel che dice, non balla coi lupi dell’appennino, non fa la guardia del corpo di Papa Francesco, ma sceglie l’Italia perché, dice <<Avete una grande cucina e un grande tonno>>. Il. Tonno. In. Scatola. Ingrediente principale della dieta mediterranea per la quale vantiamo una certa fama mondiale. Perché hai scelto un faro, fronte mare, dove vivono i veri tonni, senza marca, senza olio? Perché hai scelto un faro del diametro di un grissino, che son sicura non taglierebbe quel cazzo di tonno neppure se ci crollasse sopra? Perchè?! Che per levarlo dalla latta devi fare leva con la forchetta e liberarlo a pezzi che poi sembra purè rosa nel piatto. Che minchia di bisogno stavi cercando di creare in me, pubblicitario, non lo so, ma la soluzione l’ho trovata cambiando canale.

Passiamo alle pubblicità mirate al pubblico femminile.

Ve lo dico, quelle degli assorbenti non le commento neppure più di tanto, perché implementano il prodotto, ogni tot, con nuove “tecnologie” mirate per lo più a migliorarne l’assorbenza e la verità è che presto diverremo tutte liofilizzate in attesa che la menopausa ci salvi.

Amando il mondo del make up, mi incuriosiscono molto gli spot a tema, tipo quelli dei mascara. Ce ne sono sempre di nuovi che promettono ciglia sempre più folte, definite, lunghe.. lunghe che ci si potrebbe fare anche il riporto sino alla fronte e danno a questi prodotti dei nomi che sono un chiaro rimando alla loro peculiarità :

Outrageous curl Dramatic – Absolute Volume – Iconic Overcurl – Cils d’Enfer ecc ecc.

Peccato però che le modelle, badate bene, non la Giuseppina del primo piano, ma le modelle acchittate che sensualmente giocano ammiccando con ‘sti nuovi ventagli sulle palpebre, ammicchino (le stronze) con delle ciglia finte addosso! Perché almeno il 90% delle pubblicità che riguardano i mascara e promettono risultati straordinari, usano modelle a cui appiccicano la falsità travestita da sguardo intenso. E grazie al cazzo allora!

Vogliamo poi parlare delle pubblicità degli shampoo? Io li ho provati tutti, sì, ci ho creduto al miraggio del capello riccio/mosso domato, folto e lucido, ma neppure le parrucchiere ci credono, tanto è vero che al momento della piega, con un impercettibile goccia di sudore ad imperlare la tempia, mi chiedono sempre molto speranzose “Li stiriamo vero?”. No! Tu adesso me li fai diventare come quelli di Afef Jnifen! E’ inutile che mi mostriate l’ennesima modella, che prima di lavarsi i capelli col vostro prodotto ha una cofana informe, crespa e una depressione galoppante scolpita in volto, e dopo diventa Rapunzel che al rallentatore schiaffeggia con la chioma anche il cameraman. Quelle sono extension pettinate probabilmente da Aldo Coppola che ha firmato un patto di segretezza!

Altra questione spinosa per noi donne è la depilazione. E qui gli spot si sbizzarriscono. Fanno i casting scegliendo delle Ermenegilde di bell’aspetto a cui passano la fiamma ossidrica dal mento in giù, così da renderle glabre, mettono loro in mano il rasoio che l’amica aveva casualmente in borsa, perché l’Ermenegilda di turno al mare s’è scordata di depilarsi (anche se è uscita di casa con shorts inguinali) e si simula la decapitazione di peli inesistenti. Stesso concetto per le creme depilatorie e gli epilatori. Vi odio. Vi meritate che il silk epil vi caschi in testa mentre è acceso e vi estirpi i capelli.

Un’altra pubblicità che mi mandava fuori di testa era quella del Viakal Plus con l’innocuo gattino della vicina dall’inguine vivace, che avventurandosi nell’appartamento accanto abitato da ragazzi, lasciava impronte sul piano di una cucina già di per sé lercia e che poi passava a strusciarsi nella vasca da bagno in preda ad evidenti convulsioni come ultimo tentativo estremo di scrostarsi via lo sporco della cucina. E del bagno stesso. Ma il problema era il gatto eh.

Ogni volta che pubblicizzano un prodotto del genere, mostrano ambienti trascurati che neppure il realismo degli effetti speciali del cinema arriva a tanto. Sporco ossidato da decenni, incrostazioni con colture di muffa di ogni tipo, ma UNA passata di spugna col prodotto giusto et voilà, cancellati anni di degrado. Ma vaffanculo va. Però fatemelo scrivere, vincerà sempre a mani basse, come peggior pubblicità di un prodotto per la pulizia di casa, quella dell’ACE Spray Mousse, dove regna palese il disagio di un’intera famiglia. Madre urlante in cucina che decanta le doti dello sgrassatore e padre in salotto che ribatte urlando anche lui IN RIMA. Il tutto in un cazzo di possibile 4 locali di merda, dove anche il figlio a cavallo di un triciclo, pedalando spaesato e penso pure sordo, si mette a strombettare per attirare l’attenzione dei genitori modello che non se lo cagano più da quando hanno adottato l’Ace Spray Mousse.

Potrei andare avanti ad oltranza perché di materiale su cui scrivere ce n’è tantissimo:

gente che va in giro con flaconi da 3 litri di detersivo per bucato in borsa che non si sa mai. Ruggeri che presta la voce per la Negroni ed ogni volta che canta “le stelle sono tante milioni di milioni..” nella mia testa, la canzone prosegue così : “non rompere i coglioni.. non rompere i coglioni”. Frasi a cazzo per la pubblicità del cono 5 stelle Sammontana e tante tante altre.

Ma prima di evaporare, uomini, toglietemi una curiosità.. a quante lame siamo arrivati sui vostri rasoi? Che ogni anno ne aggiungono una e di questo passo mi immagino che le testine ormai abbiano la dimensione di uno smartphone.

carosello

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