Aneddoti part II

L’organizzazione non è mai stata il mio forte sino a quando non ho dovuto fare i conti con gli innumerevoli imprevisti che si abbattono sul quotidiano con la stessa tenacia che ha radio Maria quando riesce a trasmettere nelle gallerie.
I mezzi pubblici, in questo senso, danno soddisfazioni enormi.
Capita a volte, senza esagerare, che in preda ad un ottimismo immotivato e con l’entusiasmo di un cane che corre incontro alla pallina, io decida di spostarmi in metropolitana per raggiungere un determinato punto X.

Prima tappa ascensore.

Fuori uso.

Viaggio finito.

La pallina è esplosa assieme all’entusiasmo.

Rewind :

Ascensore.

Mezzanino.

Omino ATM :

“Signorina aspetti un attimo! Dove deve andare?”

Ed io tra me e me penso sempre che saranno anche cazzi miei, che magari non lo so dove voglio andare, ma so che non voglio restare, che non te lo dico dove devo andare perché potrei cambiare idea, voglio poter cambiare idea. Ma rispondo afflitta e scoglionata :

“In Duomo”.

“Chiamo per verificare che lì l’ascensore funzioni.”

E resto fuori dal gabbiotto con le dita incrociate, le doppie punte dei capelli incrociate anche quelle, perché nel caso l’ascensore desse pikke, lo sbattimento del dover scendere nella prima stazione disponibile/accessibile per poi farsela srotellando verso la meta, sarebbe l’unica alternativa.
Attendo qualche minuto e vedo il solito fiume di gente che va spedito dove deve, senza intoppi e penso che una volta quel concetto di estrema libertà l’ho provato anche io.
Torno nostalgicamente a rompermi le palle guardando l’omino che prima di agganciare, si accorda al telefono su una pizzata per la sera stessa con il collega dall’altro capo del filo. Con calma. Tanto è cosa nota che chi sta seduto non abbia fretta. Noi la sedia sotto al culo ce l’abbiamo per pigrizia tanto è vero che ci abbiamo messo anche le ruote per non doverci alzare. Geni.

“Può andare, tutto a posto.”

A soreta, vorrei dirgli, ma saluto e mi avvio.

Al ritorno la stessa pantomima. Subisco l’alt come un sospettato di spaccio alla frontiera ed attendo il via libera. Sempre con calma. Sempre sperando che gli ascensori funzionino.
I viaggi della speranza in realtà sono questi.
E comunque viaggio ormai con il piano B in tasca, perché non si sa mai. Perché ti istruiscono con mesi di riabilitazione dicendoti che devi essere autonomo, facendotelo credere, ma la fottuta verità è che dipendiamo da un sistema fallato, dall’ignoranza dilagante che abita troppi cervelli e siamo una categoria di nicchia. Mors tua vita mea.
Serve organizzazione, calma, sangue freddo, pazienza, astuzia. Neppure volessi disinnescare una bomba. Aprire una cassaforte. Cazzo, volevo solo andare in Duomo!

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