Aneddoti

Stare seduti su di una carrozzina manuale, richiede una grande dose di pazienza ed un ingegno pari a quello di McGyver . Doti indispensabili per la sopravvivenza. Anche del fegato.
Oggi ad esempio, ho subìto l’attacco di un’ape.
Ora, se fossi stata bipede funzionante, avrei preso le distanze dal mostro alato con uno stacco alla Usain Bolt o avrei schivato il deretano armato della stronza come Neo in Matrix mentre sfuggiva alle pallottole. E invece non ho potuto neppure saltare sul posto come un gatto spaventato.
Quindi, mentre con una mano emulavo una sorta di colpi a casaccio alla Kenshiro, con l’altra tentavo di spingermi per allontanarmi finendo però per girare in circolo. Cosa che dopo 10 minuti stavo per creare un tornado sul balcone.
Con le zanzare notturne che vivono negli anfratti di sarcazzo cosa di casa mia, ho il medesimo problema. Le vigliacche attendono che depositi le terga a letto e spenga la luce per poi palesarsi accanto all’orecchio a mo’ di sfida, ma almeno in questo caso, non avendo il terrore di una puntura dolorosa e non potendole comunque inseguire tipo posseduta che cammina sui muri, se non sono in uno stato comatoso tale da tirarmi cazzotti in pieno volto, di solito riesco ad eliminarle con la stessa concentrazione e velocità del maestro Miyagi in Karate Kid. Molte le ho fotocopiate sul muro. Ad occhi chiusi. E luci spente.

Altra cosa tremendamente fastidiosa è il non potersene andare via durante una lite, magari amorosa, con la stessa teatralità che richiederebbe la situazione, tipo :

“Basta Romualdo, mi hai sfrangiato le ovaie, addio!” girare i tacchi e sparire a suon di falcate non prima di aver sbattuto la porta di casa sua, il portone del palazzo e la portiera della propria macchina.

Nel mio caso (true story) avvenne qualcosa del genere tempo fa :

“Basta, sono stufa, mi hai rotto le palle, me ne vado!!!” per poi girare la carrozzina, sbattere la porta di casa sua, arrivare a tre metri dal portone e ricordarsi che ci sono 3 gradini di merda a dividerti dalla libertà e anche se in quel momento ti lanceresti rischiando di tramutare la paraplegia in tetraplegia, desisti. Torni in casa, sbatti di nuovo la porta e :

“Senti non è che mi dai una mano a scendere i gradini che poi me ne vado?”

Stare su di una carrozzina manuale richiede una grande dose di pazienza.
Una delle mie fobie, quando ero bipede funzionante, riguardava da vicino gli ascensori. Restarci bloccata dentro equivaleva per me ad essere tumulata viva. Ora che sono costretta per cause maggiori a dovermene servire, di questi infernali cosi in sospensione, non vi dico la gioia. Così capita spesso che mentre attendo che l’ascensore arrivi al mio piano, mi metta a leggere i cartelli apposti sul muro e che ne vietano l’uso in caso di incendio. Utili come i servizi del Tg quando ti delucidano sulle cose da fare per combattere il caldo.

E penso.

Penso a chi fa anche le simulazioni di evacuazione antincendio, dove in teoria, il disabile dovrebbe essere portato fuori dall’edificio su una speciale carrozzina presa in carico da personale istruito. Ora io penso alla scena. Fiamme, fumo, panico e allarmi e la sola cosa che riesco ad immaginare sono le due persone istruite e formate quel tanto per assicurare il mio salvataggio, farmi il dito medio e correre giù per le scale. Ma avrebbero anche ragione!

Per la categoria McGyver, potrei raccontarvi miliardi di aneddoti.. tipo quella volta che per recuperare il telecomando della tv finito sotto al letto attaccai al manico della scopa un’action figure di Creamy. Per recuperarlo ci misi qualcosa come 25 minuti e parecchie brutte parole, ma la soddisfazione fu immensa.

Sono problemi.

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