Cosa vuoi fare da grande?

Se hai le idee chiare, sai che posto vuoi occupare nella tua vita e come raggiungerlo : sei un brufolo.
Io le idee chiare non le ho mai avute in questo senso, per questo un po’ ti invidio caro piccolo monte Sinai che mi abiti la fronte.
Da piccola non ho mai avuto la stessa ingenua lungimiranza dei miei coetanei che già si vedevano medici dopo una partita all’allegro chirurgo, veterinari dopo aver osservato un lombrico o ballerine dopo una ruota improvvisata con le movenze di un ragno.
Niente di tutto questo ha mai fatto presa sui miei sogni.
All’allegro chirurgo giocavo sovvertendo le regole solo per vedere il naso rosso accendersi sperando esplodesse ad una certa.I lombrichi li scansavo non troppo delicatamente con i legnetti per andare poi ad infilzare le lumache rosse senza guscio e la prima ruota che ho fatto è terminata con un mezzo trauma cranico. Non mio ovviamente. Avevo calcolato male gli spazi e avevo amichetti troppo ottimisti e fiduciosi.
Ero quella bambina che, alla domanda della maestra “Cosa vuoi fare da grande?” rispose “se mi capita di crescere poi ci penso” (true story). E crescendo non è andata meglio.
In prima media ho cominciato ad avvertire una specie di elettricità nell’aria che si addensava come stratocumuli sopra le teste degli alunni a bordo cattedra ed ho iniziato a fare caso alle prime faide. Liti promosse da quel senso di ambizione che non comprendevo affatto e la guerra al voto più alto creava più suicidi morali dell’essere friendzonati. La mia unica occupazione era farmi passare matematica e scegliere sempre la traccia di fantasia per lo svolgimento dei temi, anche quando quella traccia non rientrava tra le opzioni. In terza media, quando ormai il 90% della classe sapeva esattamente con che indirizzo proseguire gli studi, il 9% sapeva esattamente che avrebbe cercato lavoro, il 4% di quel 9% che non l’avrebbe trovato.. l’1% è riuscito a mettere in crisi i docenti del corso di orientamento. Ed io, non proprio fiera di rappresentare quell’1%, dopo essermi sentita analizzare come : sufficientemente brava in quasi tutte le materie, con picchi di bei voti in Italiano e tracolli da grafico del PIL mondiale in matematica, ho sorpreso tutti scegliendo poi l’istituto d’arte.
Ma la cosa che vi farà capire che non avevo davvero le idee chiare è la seguente : andai a visitare il liceo linguistico di Monticello Brianza e trovai la struttura molto impersonale con quel brulicare di studenti inamidati che non mi avrebbero mai passato matematica. E già li detestavo per partito preso. Poi andai a visitare, con somma riluttanza dei miei genitori, l’istituto statale d’arte ubicato presso la villa Reale di Monza. Avvenne un contatto chimico tra le mie sinapsi e l’atmosfera festosa barra fancazzista barra creativa barra colorata barra friendly che si respirava. E su questo si basò la mia scelta. E capii solo dopo che di fancazzismo in quel posto c’era solo l’intervallo. Ma almeno lì, matematica me la passarono.
Ad ogni modo non voglio dare ad intendere che io abbia vissuto gli eventi accontentandomi. Ho sempre cercato di dare il meglio di me, anche nel mondo del lavoro, ma per pura soddisfazione personale. Ho sempre saputo chi ero, mai cosa volessi in realtà e incoerentemente forse un pochino mi sottovalutavo. Oppure era solo una misura preventiva che adottavo per non restarci male qualora avessi fallito un colloquio, un compito, un’interrogazione. Non lo so. Anche su questo non ho le idee molto chiare.  Non ho mai sentito il bisogno di conquistare il mondo o diventare “qualcuno”. Va da se che non sentirete quindi mai parlare di me come la prossima Cristoforetti in carrozzina o l’onorevole a rotelle.
Ma voi, siete diventati il sogno che avevate? Io credo di essere ancora fin troppo immersa nel presente e di essere composta per il 99% della stessa materia dei sogni a breve termine. Ho qualche progetto personale da realizzare, ma di salvare il pianeta, almeno in questa vita, non se ne parla. Anche perché che persona orribile sarei altrimenti.

Morale della favola : che tu sia tu o rinasca brufolo, non importa a cosa mirerai, ma cerca di fare centro.

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